L'albergo del Silenzio
di Eduardo Scarpetta

Succede che la vicina di casa di Felice e Rosa, venga a sfogare una chiacchiera in casa loro. Si lamenta, la signora Concetta, perchè il marito Michele è troppo pantofolaio. Lei, invece, è piena di vita e vorrebbe vivere la sua vita di più, sempre di più. Michele è stufo di sentire queste lamentele e in presenza degli amici dice alla moglie: "se non ti sta bene, trovatene un altro!". Questo è troppo anche per Concetta, moglie fedele e non certo brutta, che giura di vendicarsi. Felice apprezza molto le qualità di Concetta. Ci ha fatto pure un pensierino...ma è la moglie di un amico... ma ora le cose cambiano. C'è da vendicare l'onore di Concetta. E allora al diavolo l'amicizia, Felice si offre volentieri per far consumare la vendetta a Concetta. Un adulterio!... direte voi... sembrerebbe. Ma non dimenticate che "l'albergo del silenzio", ove Felice porterà la sua Concetta, è un posto frequentatissimo da tutti i personaggi che Eduardo Scarpetta sa inventare e, se non bastasse, ci si metterà pure il diavolo che, come sapete, fa le pentole ma non i coperchi.

   

Può succedere anche a voi
di Giovanni Rescigno

Avete mai sentito parlare del blocco psicologico causato da futili motivi che hanno cambiato la vita a qualcuno? Può succedere a tutti. Il problema di Eduardo, fresco sposo è proprio questo. Un blocco psicologico, causato in treno da un inopportuno controllore cha fa saltare la prima notte di nozze, e successivamente la seconda, la terza ecc... A chi non è mai capitato potrà sembrare eccessivo, forse una scusa che nasconde amare verità. Così la pensa la suocera. Ma pur di rendere felice la figlia, concede al povero Eduardo tre giorni di tempo per risolvere il "suo problema". Basteranno tre giorni? Potrebbero bastare se il diavolo non ci mettesse la coda...Ed il diavolo, un ex spasimante della sposa, farà di tutto perchè il "blocco" non si sblocchi.

   

Miseria e Nobiltà
di Eduardo Scarpetta

Il capolavoro di Eduardo Scarpetta è tra i testi teatrali più rappresentati. Chi lo rappresenta "reinventato"(!!) chi lo fa musicale, chi vuole "vederci" un testo sociale...Noi crediamo che "Miseria e Nobiltà" sia bello così com'è. D'altra parte, se il primo atto viene considerato scritto al pari di un testo di Gogol, una ragione ci dovrà essere... Rappresentata per a prima volta il 7 gennaio 1987 al teatro il Fondo con il figlio di Eduardo Scarpetta (Vincenzo) nella parte di Peppeniello, la commedia ebbe subito un grande successo di pubblico e di critica in tutta la penisola ed olter. Protagionisti di Miseri e Nobiltà sono Felice Sciosciammocca, l'amante Luisella, il figlio Pepeniello e poi ancora Pasquale, la moglie Concetta, la figlia Pupella. Vivono in una casa squallidissima, patiscono la fame, sono minacciati da uno sfratto, sopravvivono a forza di pegni. costoro organizzano per conto del marchesino Eugenio, un imbroglio che potrà almeno sfamarli per qualche ora: dovranno travestirsi da nobili, fingersi parenti del giovane e chiedere per lui la mano di Gemma figlia di Gaetano, un ricco borghese. Inizia così, la commedia nella commedia in cui i popolani sono costretti a "recitare" personaggi di altra estrazione sociale "inventando" alla meglio un italiano ibrido, convenzionale, ipercorretto e di maniera; la trama si sviluppa con equivoci e colpi di scena scambi di persona, sotterfugi, in una catena ininterrotta di situazioni teatralissime fino all'agnizione generale e conclusiva.

   

Era Zitella, ma....
di Vincenzo Scarpetta

Roccapellecchia, un ameno tranquillo paese tra i monti, che vive la sua vita con quotidiana serenità. Improvvisamente il paese è in subbuglio. Gli uomini sono distratti, pensano sempre meno al lavoro. SI LAVANO. Anche alle donne è successo qualcosa di misterioso,. Vogliono dismettere i panni da lavoro, vestire come nelle grandi città, truccarsi, uscire. Artefice di questa diavoleria è Nannina, figlia di donna Concetta che ha portato a Roccapellecchia le abitudini delle nobildonne napoletane presso cui lei ha prestato servizio. Queste innovazioni non piacciono nemmeno a donna Concetta che rimprovera a Nannina il suo carattere giocoso che, nel periodo trascorso a servizio a Napoli, l'ha fatta trovare"in quel pasticcio..." Ed è perciò convinta che l'unico sistema per ritornare alla tranquillità è far sposare Nannina dal buon Martino. Martino pensa solo a sposarsi ed a realizzare un affare in denaro strettamente connesso al matrimonio. E la fretta anche stavolta fa commettere degli errori. Ne sa qualcosa Felice, un suonatore giovane capitato per caso a Roccapellecchia e invischiato in questa storia per combinazione. Felice si troverà (suo malgrado) a prendere il posto del marito di Annnaina. Alla fine, però, come ogni buona commedia, tutti vivono felici, contenti e soddisfatti. 

   

Vagone letto per due
da il controllore dei vagon-lits di Bisson

Quando nel 1898 Bisson scrisse "il controllore dei vagon-lits" fu subito successo in Francia. Il nostro Eduardo Scarpetta aveva già conosciuto l'estro comico di Bisson avendo adattato o riscritto per i napoletani, altre commedie dell'autore. E nel 1899, fu gioco forza, appassionarsi e ridere delle peripezie del protagonista ribattezzato Felice che si inventa l'impiego di controllore dei vagoni letto per stare lontano dalla terribile suocera Candida e da lla moglie Luisella quattro giorni alla settimana da trascorrere serenamente con la sua nuova fiamma Rosina. Ma la terribile donna Concetta sente puzza di bruciato e decide di far chiedere informazioni da suo marito, lo stralunato Cicco, alla direzione delle ferrovie. Miracolo! A don Ciccio non sembra vero poter riferire alla terribile moglie le notizie avute in prima persona. Chiappariello è un impiegato modello, validissimo nell'espletamento delle sue funzioni, tanto da ricevere un premio. Non si tratta, invece, di lui ma di un omonimo. Quando l'omonimo di Felice viene a conoscenza della cosa, ricatta Felice e gli corteggia la moglie e tenta di portargli via la fidanzata. In finale, seppure, scontato lo lasciamo alla vostra immaginazione.

   
 

Lo faccio solo per Amore
da Le Piccole di Ercole di Hennequin e Bilhaud

Felice e Luciana, una coppia da invidiare, sono sposati da tre anni e si amano come il primo giorno. Lui non tradirebbe mai il suo grande amore. Una vita monotona?! Forse. Così qualche amico pensa che sarebbe il caso di mettere alla prova la fedeltà di Felice. Si servirà di una diabolica mistura che offuscherà l'amore di Felice sino a portarlo al tradimento. Il povero personaggio si troverà coinvolto dagli equivoci e tradirà ancora una volta ma sarà come sacrificio fatto per amore. Lo stesso "amico" autore del misfatto rimetterà a posto i pezzi del mosaico ed i due coniugi, che hanno comunque avuto e dato la prova del loro amore, riprenderanno la vita matrimoniale, felice, come prima dell'inopportuno intervento. Il vecchio detto "dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io" non è così smentito.

   
 

Non ti pago
di Eduardo de Filippo

Ferdinando è titolare di un “banco lotto” di cui è dipendente l’innamorato della figlia. Quando il giovane, Bertolini vince una quaterna di 4 milioni è convinto che il padre della ragazza, adesso che è ricco, gliela lascerà sposare, e invece è il contrario. Ferdinando denuncia il giovane per truffa: Bertolini, infatti, rivela che è stato proprio il padre di Ferdinando, in sogno, a dargli quei numeri. Dunque, trattasi di errore del “fantasma”: i numeri erano per Ferdinando e non per Bertolini.

   
 

La Buffa Historia di Perzechiello
di Antonio Giorgino

Gli elementi della farsa sono antichi come il teatro. Lo sberleffo la risata, il grottesco che il ghigno dell'attore esalta con autoironica compiacenza sono, da sempre, gli ingredienti di un teatro sapido, gustoso che riesce anche a ridere di se stesso. E così per i tipi non certo da noi inventati che da millenni calcano, con sfrontata sufficienza, le tavole del palcoscenico. Nessuna operazione dunque né pretesa di rivalutazione di un teatro che vorremmo classico e popolare, al massimo una riabilitazione in toto del teatro senza ulteriori aggettivi. Non laboratorio né università, non podio politico né efficace digestivo. Teatro! Dove da sempre una umanità vive la sua giornata tra il riso ed il pianto, tra il sogno e il patetico. Al di la di ogni ideologia che potrebbe mostrarsi deformante e restrittiva, il Teatro Popolare Napoletano dopo anni di ricche esperienze intende mostrare, nella duratura illusione di uno spettacolo, l'aspetto comune, quotidiano, ineffabile di figure umane colte nel momento di un lazzo, di un ammiccamento, tanto più oggi che un cosiddetto e frainteso ritorno al privato sembra riprivilegiare l'individuo nei suoi momenti più banali e sacri. L'amore, la felicità, il sogno impossibile di un cambiamento di fortuna e di ceto, la lotta aspra e salace contro un potere che è tanto più forte quanto più si nasconde dietro un latinorum da leguleio o sotto le vesti stinte di una nobiltà spuria: tra questi elementi i nostri personaggi si muovono, carichi di anni e ingenui come fanciulli, nell'alone magico di quell'illuasione eterna che è il teatro.

   

Dove sta Zazà
riduzione e adattamento in 2 atti da "Lu cafè chantant" di E. Scarpetta

Dove sta Zazà! Uh Madonna mia ... se n'è andata via... jammela a truvà con la banda in testa ... Ma dove sarà andata Zazà? E chi sarà mai Zazà? Noi non l'abbiamo mai conosciuta, ma il solo fatto che per andarla a trovare ci andremo con la banda in testa ci fa capire che sarà una ricerca particolarmente divertente. Perciò abbiamo deciso di andarla a cercare. con tutti voi, per divertirci insieme. Insomma, una serata da trascorrere in allegria con i nostri protagonisti che fanno il verso al teatro "impegnato", alle "scuole di teatro "e ai tanti che credono di sperimentare chissà che per fregiarsi dell'etichetta di intellettuale. Alla fine, se tutto vi sembrerà senza capo né coda, se vi accorgerete che il tutto è stato solo un pretesto per favi divertire, vuol dire che abbiamo raggiunto lo scopo. E di Zazà? Andremo tutti insieme a cercarla, promesso.

   
 

Nu' marito 'mbruglione
elaborazione di Antonio Giorgino

La commedia, che rappresenta una gustosa sintesi del vaudeville francese e della farsa classica napoletana, è ispirata a "trenta giorni all'ombra" di Bilhaud, e racconta le disavventure di Enrico Cocozza, impenitente dongiovanni, che si trova a dover escogitare un mucchio di balle e ad affrontare un mare di equivoci, per evitare che la terribile moglie venga a conoscenza della sua relazione con l'amica di famiglia, e soprattutto per evitare il carcere che gli è stato inflitto per aver preso a schiaffi un polizziotto.

   
 

'O sciopero d''e femmene
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Certamente è la farsa, tra i generi teatrali, quella che meglio e in maniera più incisiva raffigura, mi sembra, il vorticoso e circolare balletto della vita. Non a caso, senza voler scomodare Plauto e Terenzio, autori segnati dalla contemporaneità quando hanno voluto fissare in un testo teatrale il sapore ed il gusto acre del vivere hanno usato i toni corrosivi della farsa. Non è dunque la farsa la sorella povera ed illetterata di una famiglia distinta quanto piuttosto la figlia più sanguigna e veritiera. Farsa vuol dire comicità. E quando si riesce a ridere si riesce ancora a capire. Antichissima è nel teatro la contrapposizione dei sessi, la guerra ora fredda, ora bollente che fermenta l'universo e gli da vita. Se le donne entrano in agitazione, se fanno sciopero è per riportarsi al centro dell'interesse, è perché hanno scoperto di dormire sulla propria fortuna. E negando, con sacrificio, il piacere ai loro uomini mettono in atto una tattica tra le più incisive. Sciopero sia dunque ad oltranza fino alla vittoria totale. Ma la farsa non può esistere senza la beffa e beffato sarà quel potere protervo ma mai sconfitto del tutto, che veste abiti diversi e parla sempre la stessa lingua, un potere timoroso di cambiamenti, attento agli equilibri sociali e che beffato tenterà di ricucire lo strappo, di darsi un tono, di far finta che nulla sia accaduto. Il girotondo dell'amore nella sua esuberanza solare, il gioco delle coppie nei suoi scontri e incontri riprende. La vita, la farsa continua ....

   
 

Io, zieto e tu!
riduzione ed adatatmento da "'o figlio da 'nutriccia" di Giovanni Rescigno

Napoli, 1917. La grande guerra continua tra le montagne del Carso ed il Piave "che mormorava" ... Gli uomini sono tutti al fronte a servire la Patria, a difendere il Sacro Suolo. In verità non tutti. Come oggi, pure allora i furbi se ne stavano in casa. Il nostro Giovanni Cerrone serve la Patria arruolato come "territoriale" facendo l'autista militare a Napoli la sua città. E' colpa sua se la storica frase “si serve la Patria anche facendo la guardia ad un bidone" sia stata inventata da LUI alcuni anni dopo? E allora, perché deve essere deriso dai suoi? Giovanni Cerrone, benchè autista, affronta prove supreme per tenere alto il nome dell'esercito e degli italiani. Ve le racconterà lui stesso. Intanto al fronte la vita si fa sempre più difficile. Una donna .. .Il Montegrappa per una donna. Ma chi te la da.. Allora il milite si aggrappa a tutto, si innamora di una donna anche scrivendo per qualche commilitone analfabeta frasi prima di convenienza, poi sempre più accorate, sempre più focose ... "Oj vita, d'a vita mia .. oj core 'e chistu core ... " E alla fine si faranno carte false per realizzare questo sogno. Si, direte voi, ma Giovanni Cerrone che c'entra? Non è imboscato a Napoli? C'entra, c'entra ... perché siamo in una pochade e l'autore farà in modo di far arrivare "'e surdate 'nnammurate ", i parenti militari tutti d'un pezzo e quant'altro possa servire, in casa Cerrone. E' vero, il nostro intento è dichiarato: farvi trascorrere due ore in allegria lontani dallo zapping televisivo che vi porta da un quiz ad una dichiarazione ministeriale che vi farà impallidire, e perché no .. lontani da casa e dalle faccende domestiche. Insieme ai vostri congiunti, beninteso! E scusate se è poco.

   
 

Il telefono... la mia croce
da "il telefono la mia croce" di Paola Riccora

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Come si rapina una banca 11967
I casi sono due 1968
Il romanzo di un farmacista povero 1970
L'abate Collarone 1972
O suttanino 'e Nanninella 1973
Natale in casa cupillo 1976
'Na casarella pittata rosa
1980